PMI, HACKER E RICERCA, LA VIA ITALIANA ALL'OPEN SOURCE - di Mauro Di Giacomo
17/03/2004 -- C’è un capitale di conoscenze, capacità ed esperienze professionali in ambito Information technology che si è andato formando spontaneamente anche nel nostro paese facendo leva sui nuovi paradigmi dell’Open Source Software, quel particolare processo di produzione distribuzione ed evoluzione del software che si basa sulla apertura del codice sorgente e sulla sua libera circolazione...
C’è un capitale di conoscenze, capacità ed esperienze professionali in ambito Information technology che si è andato formando spontaneamente anche nel nostro paese facendo leva sui nuovi paradigmi dell’Open Source Software, quel particolare processo di produzione distribuzione ed evoluzione del software che si basa sulla apertura del codice sorgente e sulla sua libera circolazione cosicché un prodotto OS e Free software, risulta accessibile, modificabile o personalizzabile liberamente e per qualsiasi scopo anche commerciale.
Anche in Italia, dunque, la diffusione delle nuove competenze OS, soprattutto in questi ultimi anni, ha superato i confini dei circuiti alternativi formati da comunità “esoteriche” di sviluppatori di software o da hacker (qui intesi nella loro accezione originale di “appassionati programmatori” [1]), e anche gli stessi ambiti accademici, per dar vita ad uno stato nascente di energie imprenditoriali che oggi sembrano, almeno potenzialmente, in grado di offrire una nuova leva per governare e promuovere lo sviluppo dell’economia informatizzata nel paese.
Grazie alle nuove tecnologie Open Source si sta cioè evidenziando la presenza di un ormai ampio sostrato di nuovi soggetti economici: lavoratori individuali ad alta specializzazione, professionisti, micro e piccole imprese nate come spin off di enti universitari o di ricerca o cresciute all’interno di incubatori tecnologici o grazie al coagulo spontaneo di nuove competenze formatesi attraverso esperienze di creazione e sviluppo appassionato di software riconducibili al mondo hacker ma anche a quello della ricerca tecnologica. Si tratta di una base professionale e imprenditoriale che non rappresenta ancora una nuova industria nazionale di produzione di software, ma che appare sostanzialmente già capace di avviare un processo di sviluppo tecnologico originale e offrire quindi una nuova prospettiva di attività all’It italiano che dischiuda finalmente la possibilità di far superare al paese la condizione di protoinformatizzazione che lo caratterizza da decenni e che vede come corollario non solo una pressoché totale subalternità tecnologica rispetto ai poli esteri di accumulazione di competenze nelle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ma anche una pericolosa sovraesposizione ai condizionamenti delle grandi corporation internazionali del software.
La spinta all’emersione di una nuova base imprenditoriale proviene oltre che da un moto spontaneo di accumulazione di competenze sull’onda di un processo a diffusione internazionale di crescita dei saperi collettivi in ambito Information technology, ormai anche da un nascente mercato di servizi It basati su tecnologie Open Source, alimentato a sua volta da una domanda privata in grado di avviare un sia pur debole circuito di offerta e soprattutto dalla presenza di una domanda pubblica non più marginale scaturente in particolare dalle amministrazioni locali. La ragione della domanda crescente di prodotti OS non è solo nell’evidente vantaggio economico legato all'abbattimento dei costi per le royalties sulle licenze, perché questo tipo di software appare presentare, quale tratto distintivo, anche una oggettiva qualità intrinseca, scaturente dal modello stesso che sottende il processo produttivo: a differenza dei software proprietari che si avvantaggiano di barriere, atte a preservare il prodotto da intrusioni in senso lato, l’OSS si alimenta ed esiste grazie all'elaborazione collettiva e cioè alla condivisione più ampia delle conoscenze negando in radice qualunque approccio di chiusura e protezione sul prodotto, tanto che il processo di produzione del software libero, appare in qualche misura simile a quello della produzione del sapere scientifico, che procede, continuamente, secondo una logica di problem solving, migliorandosi cioè nel tempo.
La governance dell’OS
In Italia la crescita e la diffusione dell'Os si è realizzata per moto spontaneo e in pratica quasi esclusivamente solo su base locale, e cioè in assenza di un qualunque indirizzo politico nazionale o strategia pubblica generale in grado di sostenere questo tipo di prodotti.
La pubblica amministrazione centrale da sempre motore primo della domanda di servizi It, fino ad oggi, cioè, non è riuscita a sommuovere una domanda specifica di prodotti e servizi It di tipo Open Source. Solo a livello locale, come innanzi osservato, la Pa ha mostrato di apprezzare i software open source ed i software liberi, non solo per una scelta tecnologica, ma anche e soprattutto perché ha visto nell’OS la tecnologia più adatta a rispondere alle esigenze di tutela della sicurezza e della privacy dei cittadini, di libertà di diffusione della conoscenza e dell'informazione, di indipendenza dai fornitori e di salvaguardia della pluralità del mercato [2].
Nell’ultimo anno anche il Governo nazionale ha comunque cominciato a introdurre l’OS nel dibattito sullo sviluppo dell’innovazione del paese. Nel corso del primo semestre del 2003 lo studio del Ministero dell’Innovazione portato avanti dalla Commissione Meo ha, così, sostanzialmente riconosciuto l’efficacia dell’Open Source nella PA, sottolineando la necessità che le amministrazioni pubbliche non penalizzino né tanto meno vietino l'utilizzo di pacchetti open source: stabilendo invece che il criterio delle singole Amministrazioni nell'effettuare la libera scelta del software dovesse essere quello dell’analisi tecnica, organizzativa ed economica, ossia tenendo conto del rapporto tra “costi e benefici".
A seguito dei risultati e delle conclusioni della Commissione Meo il Ministro dell’innovazione Lucio Stanca ha annunciato alla fine di ottobre 2003 l’emanazione di una nuova direttiva anticipandone i contenuti. Le disposizioni ministeriali indicano in modo esplicito che le Pubbliche amministrazioni dovranno acquisire programmi informatici sulla base di una valutazione comparativa tecnica ed economica che tenga conto del costo totale di possesso delle singole soluzioni e del costo di uscita tra le diverse soluzioni disponibili sul mercato, e della rispondenza alle proprie esigenze, ma anche della possibilità di poter sviluppare programmi informatici specifici e del riuso da parte di altre amministrazione dei programmi informatici sviluppati ad hoc: tutte condizioni rispetto alle quali l’approccio produttivo Os sembra poter rispondere al meglio.
Con l’emanazione della nuova direttiva lo stato nascente di una nuova industria nazionale del software libero potrebbe iniziare a beneficiare di una accelerazione nella domanda di servizi It di tipo Open Source da parte della Pa che diverrebbe finalmente in grado di esplicitare una domanda diffusa di nuove tecnologie rafforzando quel processo ormai già avviato ma ancora debole di diffusione dal basso degli standard informatici aperti e che vede un interesse crescente nella Pa locale verso l'open source: dapprima prerogativa dei soli comuni, ora esteso anche alle province, ma sostanzialmente ancora fenomeno circoscritto per quanto riguarda le regioni (tab. 1).
Tab 1 Sistemi operativi e web server nella Pa locale (confronto 2002- 2003)
| Regioni 2002 | Regioni 2003 | Province 2002 | Province 2003 | Capoluoghi 2002 | Capoluoghi 2003 |
Sistemi operativi |
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| v.a. | v.a. | val. % | val. % | val. % | val. % |
Microsoft | 16 | 16 | 70,0 | 67,6 | 52,9 | 55,3 |
Sistemi operativi open source | 2 | 3 | 23,0 | 28,4 | 37,3 | 37,9 |
Altri sistemi operativi | 2 | 1 | 7,0 | 4,0 | 9,8 | 6,8 |
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Server web |
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Microsoft | 15 | 16 | 66,0 | 62,7 | 47,1 | 49,5 |
Webserver Apache | 1 | 3 | 27,0 | 30,4 | 41,2 | 41,7 |
Altro | 4 | 1 | 7,0 | 6,9 | 11,8 | 8,7 |
Fonte: Rur, Dipartimento della Funzione Pubblica, Formez e Censis, 2002-2003
Se la linea Stanca venisse adottata dalla Pa in modo estensivo e con una effettiva apertura ai software Os e soprattutto verso quelli che traggono origine dalle grandi comunità di sviluppo indipendenti, il sistema pubblico potrebbe, cioè, finalmente trovarsi nelle condizioni di contribuire a liberare le energie individuali e collettive che sotto traccia stanno continuando ad accumularsi nella società italiana e nel suo tessuto It imprenditoriale, consentendo in definitiva il vero avvio alla crescita di una piccola e media industria del software libero nazionale anche favorendo lo sviluppo nuove imprese associate secondo vere e proprie reti di competenze.
Gli individui al centro del processo produttivo OS
Il nuovo paradigma di produzione Open Source si è consolidato attraverso un meccanismo di cooperazione tra individui che accomunati dalla stessa passione e dagli stessi interessi rispetto ai linguaggi software hanno dato vita a network di produzione di software a codice sorgente aperto che si sono via sviluppati perché sono riusciti a creare al loro interno le condizioni per alimentare le competenze e le motivazioni a proseguire l’attività tra coloro che via via vi entravano a far parte.
Anche in Italia il fenomeno si è manifestato con un forte e crescente coinvolgimento alle grandi community di sviluppo di numerosi singoli individui che hanno accumulato nel tempo approfondite competenze.
Una recente ricerca internazionale condotta on line dall’università di Berlino sui progettisti di software OS attivi nelle comunità di sviluppo mondiali ha permesso di cogliere per la prima volta il peso delle diverse comunità nazionali di sviluppatori OS individuando sia il paese di appartenenza di ciascun progettista e sviluppatore software sia la nazione in cui tali soggetti risultavano attivi.
L’Italia presenta così, sorprendentemente, una quota di sviluppatori di Os piuttosto elevata (tab. 2) posizionandosi al quarto posto nel Mondo (7,8%), distanziata dalla Francia al primo posto per numero di progettisti Os (16.5%) ma sostanzialmente vicina sia alla Germania (12.4%) che agli Usa (10.4%) rispettivamente al secondo e terzo posto in graduatoria.
I dati della ricerca internazionale condotta on line sui programmatori attivi confermano quel forte ruolo europeo rispetto al fenomeno OS, soprattutto se letto in termini di comunità di sviluppatori ed attestano quindi in questo campo una originale supremazia del vecchio continente almeno in termini di dimensione della platea di specialisti. L’Os rappresenterebbe cioè un modello originale continentale di ricerca e sviluppo ma anche di produzione di software, un sistema produttivo in qualche misura capace anche di riequilibrare il forte divario europeo rispetto agli Usa nella realizzazione di software proprietari.
Se a livello di comunità di sviluppatori gli Usa sembrano meno avanzati dell’Europa (tabella 2) in quel paese è comunque presente una forte e crescente capacità di attrazione di capitale umano qualificato rispetto all’ OS ed una estrema capacità di valorizzare al meglio le competenze presenti soprattutto in termini di creazione di opportunità di business e di attivazione di filiera di ricerca e sviluppo.
Nuove società Open Source come la Red Hat si sono quotate in borsa già da alcuni anni riuscendo a superare indenni sia i tracolli finanziari della cosiddetta “new economy” prodottisi a partire dal marzo 2000 sia anche la prolungata fase negativa che caratterizza questo ciclo economico. Oltre alle grandi corporation come l’IBM, ormai orientate quasi esclusivamente allo sviluppo di iniziative commerciali OS, emergono poi anche altre imprese software di medie dimensioni (per il mercato USA) capaci di introdurre l’innovazione Os anche incorporando imprese europee leader nell’OS, come è accaduto ad esempio di recente, con l’acquisto della tedesca Suse principale distributore europeo del sistema operativo OS Linux , da parte della Novell. Il risultato è che l’economia americana continua ad offrire nuove opportunità di lavoro e continue occasioni per coloro che sono interessati ad avviare start up imprenditoriali in ambito OS grazie alla presenza di un mercato assai qualificato di capital venture in grado di finanziare i migliori progetti, e riesce nello stesso tempo a coniugare le opportunità professionali con le opportunità di ricerca offerte da soggetti istituzionali universitari e non, come nel caso di enti di tipo no profit che del resto hanno elaborato i paradigmi di sviluppo che sottendono l’Open Source ed i nuovi modelli di licenza GPL sotto cui sono rilasciati prodotti Free software e Open Source (per tutti basti pensare alla Free Software Foundation attiva dal 1984).
La via Italiana all’Open source
La forte propensione allo sviluppo di competenze individuali orientate al Free Software e Os dell’Italia, si evince oltre che dai dati sulla presenza di sviluppatori italiani attivi sulla scena internazionale delle comunità di sviluppo anche dalla presenza diffusa nel paese di reti assai attive in ambito locale di sviluppatori Os specialisti o semplici appassionati.
Si tratta dei Linux User Group vere e proprie associazioni a cui aderiscono programmatori esperti di sistemi software Os o altri soggetti interessati a formarsi competenze specifiche, presenti un po’ ovunque in tutto il paese. Queste forme associative stanno divenendo centri di aggregazione di comunità professionali e di interessi in grado di attivare sistemi relazionali complessi e quindi creare sinergie con università ed i centri di competenza esistenti sul territorio in molti casi anche esprimendo una attenzione esplicita a cogliere opportunità di sviluppo di attività imprenditoriali.
In tutte le regioni italiane (con l’eccezione del Molise) sono presenti così associazioni e gruppi di progettisti software Os (tab. 3) in grado di attivare i contatti con il mondo accademico e avviare modelli di sviluppo imprenditoriale innovativi. Il fenomeno pur essendo distribuito su tutto il territorio nazionale, sembra concentrarsi soprattutto in Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna. Anche nelle Marche, in Abruzzo e al Sud in Sicilia e Campania si evidenzia una significativa presenza accumulazione diffusa di competenze OS.
L’estesa rete di comunità di sviluppatori evidenzia, così, anche in Italia l’esistenza di un sostrato rilevante di competenze in ambito Os, capace di alimentare la spinta allo sviluppo del paese di nuovi prodotti sia autonomamente, sia partecipando a progetti all’interno di comunità internazionali o anche solo di "customizzare" l’offerta dei software Os internazionali, e comunque capace di sostenere, in definitiva, la nascita di un sistema imprenditoriale nell’It innovativo e orientato alle tecnologie OS.
Il peso specifico del sistema Italia rispetto alla capacità produttiva Os mondiale appare tuttavia ancora poco rilevante se misurato in termini di prodotti software pensati o sviluppati anche in lingua Italiana. Appena l’1% dei prodotti software Os esistenti presso la maggiore piattaforma community di sviluppo OS mondiale rappresentata da Sourceforge.net, sono scritti o offrono almeno una versione in lingua Italiana (tab.4). Questa ridotto peso dell’Italia sta ad indicare non tanto una ridotta capacità creativa o una ridotta produttività degli sviluppatori del nostro paese orientati all’Os ( atteso che l’inglese rappresenta ormai il linguaggio “naturale” degli sviluppatori It), quanto piuttosto una scarsa consistenza della domanda Italiana per queste tipologie di software.
Il numero di prodotti software “Italiani” ovviamente offre solo uno spunto quantitativo che prescinde dall’importanza dei software realizzati e dalla loro utilità.
Ovviamente tutte le più importanti distribuzioni del sistema Operativo Linux, dei server web e di gran parte degli applicativi più diffusi a partire dalla suite “OpenOffice” che offre in pratica le funzioni degli applicativi “Office” di microsoft sono ormai presenti e sviluppati anche in lingua Italiana. Va detto che esistono anche autonome filiere di sviluppo tutte Italiane rispetto ad esempio a piattaforme di e-learning, ma anche a gestionali per l’impresa, o piattaforme di groupware e sistemi di Content management.
Occorre allora rafforzare il circuito di domanda per spingere l’offerta a "customizzare" i prodotti esistenti o a crearne di nuovi.
Tab. 2 Sviluppatori di software OS per nazionalità e per paese di attività
Nazione | Origine Sviluppatori | Sviluppatori residenti |
Francia | 16,40% | 15,40% |
Germania | 12,4 % | 12,6 % |
Stati Uniti d'America | 10,3 % | 12,7 % |
Italia | 7,8 % | 8,0 % |
Spagna | 6,7 % | 6,6 % |
Regno Unito | 6,5 % | 6,5 % |
Olanda | 6,5 % | 6,4 % |
Belgio | 4,0 % | 3,5% |
Svezia | 3,5 % | 3,5% |
Fonte : Elaborazione ware.it su dati FLOSS - Free/Libre and Open Source Software Survey and Study
Berlecon Research di Berlino, 2002
Tab 3 . Capoluoghi e principali centri Italiani con Associazioni e gruppi di sviluppatori Linux Attivi
Regione | N° centri | Principali città |
Piemonte | 4 | Alessandria, Asti, Biella, Novara, Torino |
Valle d’Aosta | 1 | Aosta |
Lombardia | 11 | Milano, Bergamo , Brescia, Como Crema (CR) .Cremona, Pavia, Lecco Lodi , Mantova, Varese |
Liguria | 1 | Genova |
Trentino Alto A. | 2 | Bolzano, Trento |
Veneto | 8 | Agordo (BL), Belluno, Rovigo, Padova Treviso , Venezia, Vicenza Verona |
Friuli V. G. | 4 | Gorizia, Pordenone Trieste, Udine |
Emilia Romagna | 8 | Bologna Cesena (FC) , Forli' , Ferrara Piacenza, Parma, Ravenna, Reggio E , Rimini |
Toscana | 8 | Arezzo, Firenze, Lido Di Camaiore (LU) ortoferraio (LI), Pisa, Prato, Pistoia Siena |
Marche | 5 | Ancona, Fabriano (AN), Ascoli Piceno Grottammare (AP). Fano (PU) |
Umbria | 1 | Perugia |
Lazio | 2 | Roma, Sora (FR) |
Abruzzo | 5 | L'Aquila, Sulmona (AQ) Chieti San Salvo (CH) Teramo |
Campania | 4 | Napoli , Pignataro Maggiore (CE) Casalnuovo di Napoli (Na) Pagani (SA) |
Basilicata | 1 | Potenza |
Puglia | 3 | Bari, Foggia, Lecce |
Calabria | 3 | Cosenza, Gioia Tauro (RC) Reggio Calabria |
Sicilia | 6 | Agrigento , Messina, Milazzo (ME) Palermo Ragusa Siracusa |
Sardegna | 3 | Cagliari – Abbasanta-Ghilarza (OR), Sassari |
Fonte elaborazione Ware.it su dati ILS Novembre 2003
Tab. 4 Progetti OS nel mondo secondo la lingua in cui sono sviluppati
Progetti Attivi | Val% | |
Inglese | 38190 | 77,40% |
Tedesco | 3787 | 7,68% |
Francese | 2358 | 4,78% |
Spagnolo | 1541 | 3,12% |
Russo | 725 | 1,47% |
Italiano | 476 | 0,96% |
Portoghese | 418 | 0,85% |
Giapponese | 335 | 0,68% |
Olandese | 316 | 0,64% |
Polacco | 265 | 0,54% |
Cinese | 195 | 0,40% |
Svedese | 142 | 0,29% |
Cecoslovacco | 94 | 0,19% |
Altre Lingue | 500 | 1,01% |
Totale | 49342 | 100,00% |
Fonte : Elaborazione ware.it su dati Source Forge.net dic. 2003
Una prima mappa della presenza di nuclei di Pmi Open source in Italia
Nuclei emergenti di nuove imprese Open Source di piccole o piccolissime dimensioni sia in termini di fatturato che occupazionali sembrano, anche in Italia, riuscire a trarre opportunità dalla possibilità di partecipare all’elaborazione collettiva del software aperto, partecipando alla progettazione di base ma anche acquisendo e sviluppando in versioni successive e personalizzando i programmi Open Source già esistenti.
Le piccole e piccolissime imprese traendo vantaggio dall’assenza di qualsiasi vincolo all’entrata nel mercato dei software OS che non sia la disponibilità di conoscenza, possono liberamente accedere ai sorgenti dei software OS e mettere in moto filiere autonome di personalizzazione e adattamento di prodotti software aperti, ma anche partecipare direttamente allo sviluppo di nuovi prodotti software OS.
Gli oltre 50 mila progetti di sviluppo software Os attivi nel mondo danno una idea del grande sommovimento in atto e delle enormi possibilità di sviluppo che le imprese nazionali hanno per avviare un processo di crescita autonomo anche a fronte di una davvero ridotta autonoma capacità di sviluppo ex novo di prodotti software OS.
L’avvio di una nuova economia del software Os è così in atto anche in Italia dove a livello imprenditoriale si cominciano ormai ad evidenziare alcune aree del paese in cui gli addensamenti di imprese specializzate nella produzione, nello sviluppo e nella personalizzazione di prodotti Os.
Si tratta soprattutto di Pmi perché le poche grandi imprese It che operano in Italia sino ad oggi , fatta salva qualche assai significativa eccezione, hanno di fatto considerato marginale questo prodotto non cogliendone le potenzialità. Se si eccettuano cioè alcune grandi aziende appartenenti per lo più a importanti gruppi internazionali che hanno avviato da tempo processi di internalizzazione di competenze specifiche in ambito It legate a particolari sviluppi di software sorgente aperto, in Italia fino ad oggi quasi nessuna impresa ha puntato a far crescere nuovi centri di competenza interna, ma si è assistito al massimo al ricorso all’outsourcing affidando le poche iniziative realizzate a nuclei di sviluppatori esterni o facendo leva su lavoratori individuali a progetto o appunto traendo le competenze specialistiche dall’apporto di reti di Pmi innovative..
Lo stato nascente del fenomeno Open source italiano sulla base della ricerca condotta sul campo interpellando aziende esaminando i registri della Camera di commercio, le directory ed i motori di ricerca, i repository di software Os, e analizzando gli incubatori d’impresa tecnologici esistenti mostra così un universo di quasi 200 Pmi dell’Information technology che hanno fondato il loro paradigma produttivo sul modello di sviluppo Os o che si stanno spostando verso di esso, potendosi avvalere di tecnologie senza costi di accesso, dai server web, ai sistemi operativi Open Source e potendo fruire e partecipare all’elaborazione del sapere collettivo condiviso all’interno dai grandi network di sviluppo software anche avvalendosi della grande serbatoio di lavoro individuale estremamente flessibile specializzato in tecnologie OS esistente. Queste nuove imprese hanno così avviato filiere di attività nella produzione, nello sviluppo nella manutenzione e nella integrazione di software e sistemi fondati su tecnologie OS.
Il fenomeno della crescita di nuclei di Pmi Open Source sembra avere una prima e più evidente manifestazione nei grandi centri urbani del Nord ma anche a Roma. Nelle grandi città sembra nascere soprattutto a partire da stratificazioni successive, della cosiddetta cultura hacker, che ha alimentato dapprima quel circuito esoterico di comunità e di soggetti vocazionalmente orientati allo sviluppo Os e quindi ha innestato una spinta professionale da cui hanno preso le mosse nuovi modelli imprenditoriali e nuove forme di aggregazione imprenditoriale con Pmi e reti diffuse di lavoratori flessibili, un processo che ha trovato sin dall’inizio la saldatura con istituzioni scientifiche-accademiche e laddove erano presenti anche con alcuni evoluti e innovativi centri di ricerca pubblico o privati.
La Lombardia (tab. 5) con 45 imprese, di cui 29 concentrate a Milano, seguita dal Piemonte con 26 imprese 20 delle quali insediate a Torino ed il Lazio con 25 imprese in pratica tutte nell’area romana (23) rappresentano le aree nazionali di maggior concentrazione di Pmi OS.
Ma non sono solo i grandi centri urbani ad evidenziare la presenza di nuclei di imprese orientate all’ OS perché l’analisi condotta mostra la presenza anche di addensamenti in aree locali lontane dai grandi centri, veri e propri protodistretti Os localizzati soprattutto nel Centro e nel Nord Est caratterizzati dalla presenza di nuclei di Pmi gravitanti attorno a poli eccellenza tecnologica e ad università tradizionalmente rivolte alla ricerca ed all’innovazione nell’IT.
Si tratta cioè di nuove aree locali che hanno saputo condensare specifiche esperienze e che sono state in grado di alimentare una crescita di tipo distrettuale. In particolari nuovi addensamenti di Pmi ad elevata specializzazione e molto attive in ambito Os si manifestano nell’area Pisana con la locale università che sembra essere il motore primo della crescita delle competenze e con un ruolo di rilevo giocato anche dagli enti locali nel generare domanda di servizi. Anche Padova emerge caratterizzandosi con forza anche in un area come il Nord-Est che manifesta ovunque una forte attenzione verso queste nuove tecnologie.
La presenza di un nuovo tessuto imprenditoriale di Pmi aiuta a tratteggiare nuovi modelli produttivi nei quali la piccola impresa It può mettere in moto processi di innovazione estesi in grado di coinvolgere tutto il sistema locale traendo vantaggio dal mondo universitario e dalla ricerca soprattutto in termini di disponibilità di risorse umane specializzate in software OS, quando non si tratta direttamente di Spin off universitari come sta accadendo negli incubatori di Milano, Torino e Bologna o ancora avvalendosi di nuovi lavoratori individuali e dei nuovi fenomeni aggregativi delle comunità di sviluppatori attive localmente.
Tab. 5 Pmi dell’Information Technology orientate ai Free ed open Source Software In Italia e poli di ricerca aggregativi
Regione | N° | Provincia di riferimento FS/OS | Università - Centri di ricerca e Incubatori di imprese tecnologiche |
Lombardia | 45 | Milano (29) | Politecnico Milano - Univ. Milano Dipartimento informatica e comunicazione - Acceleratore d’impresa del Politecnico di Milano -Dipartimento di Informatica e Comunicazione dell'Università degli Studi dell'Insubria |
Piemonte | 26 | Torino (20) | Politecnico Torino - Csi Piemonte |
Lazio | 25 | Roma (23) | Caspur Univ. Roma I - Università di Roma "Tor Vergata" - Univ. Roma I Dip. Sociologia e comunicazione |
Toscana | 17 | Pisa (7) | Dipartimento di Informatica Univ. Di Pisa | |
Emilia Romagna | 15 | Bologna (6) | Parma: Facolta' di Matematica, AlmaCube incubatore dell'Università di Bologna |
Veneto | 15 | Padova (6) | Dipartimento di Elettronica ed Informatica Univ. Padova VEGA, Parco scientifico tecnologico di Venezia |
Liguria | 8 | Genova (5) |
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Campania | 8 | Salerno ( 5) |
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Marche | 7 | Macerata (3) |
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Friuli | 8 | Udine (3) | Università degli Studi di Udine, Sincrotrone Trieste ScpA Area Science Park Trieste |
Altre Regioni | 21 | Cagliari (3) |
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Totale | 195 | Dipartimento di Informatica e Studi Aziendali Univ. Trento - Università dell'Aquila - Dipartimento di Scienze dell'Università Chieti-Pescara - Università, del Dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione, del Laboratorio di Calcolo del Dipartimento di Matematica Lecce. |
Fonte indagine ware.it ed elaborazione ware.it su dati Infoimprese – Google, Yahoo 2004
Verso nuovi “hub” della conoscenza Open source
Proprio perché il fenomeno dell’Open Source si caratterizza per scaturire da un processo di elaborazione collettiva di codici sorgente che vede una pluralità di attori differenti: dai singoli sviluppatori , ai centri di ricerca, alle università, sino alle software house comprese quelle piccole e piccolissime per arrivare alle grandi corporation, le strategie di rafforzamento dei sistemi locali di conoscenza indirizzate a sostenere il processo di innovazione tra tutti i soggetti del tessuto produttivo che partecipano alla società dell’informazione a partire da quelli più deboli, più piccoli e frammentati, possono fare leva proprio sullo sviluppo dell'OS Software.
Per il governo centrale e soprattutto per le amministrazione locali, dunque, la scelta di individuare modelli di intervento capaci di alimentare una nuova strategia di sviluppo fondata sulla valorizzazione dei saperi digitali sulla base di un approccio di tipo Open source, può apparire quanto mai opportuna, presentando come osservato innanzi molte aree del paese e quindi non solo i grandi centri o i poli territoriali di eccellenza ma anche tante aree locali, un numero crescente di piccole e piccolissime imprese It, ma anche centri di ricerca, università, consorzi scientifici e capitale umano ad elevato potenziale proveniente dal mondo accademico e da quello produttivo, come pure da autonome esperienze di autoformazione su competenze Os alimentate dal web .
La spesa pubblica per il software OS direttamente sostenuta dalle amministrazioni può essere certamente il primo importante volano per la crescita delle imprese del settore, costituendo la leva più immediata, perché riducendo l’onere per le royalties destinate alle grandi imprese monopolistiche internazionali, è in grado di rimettere in circolo risorse aggiuntive per un contesto produttivo Os anche locale.
In questa prospettiva si devono sfruttare tutte le occasioni possibili. Così, per esempio, i nuovi progetti di e-government del II° bando nazionale potrebbero essere visti dal governo oltre che sotto l’aspetto dei servizi per i cittadini, anche come leva per sviluppare il settore locale dell’offerta di servizi OS.
Sarebbe opportuno tuttavia ipotizzare anche l’attuazione di iniziative strategiche mirate da parte della amministrazioni locali per favorire l’applicazione su base territoriale di un modello collettivo per la creazione e la condivisione dei beni pubblici digitali (Software, competenze, processi), per l’innovazione dei sistemi e per la creazione del valore nella società dell’informazione in ambito locale favorendo l’emersione di “distretti per l’innovazione e la conoscenza condivisa” [3].
Per far ciò occorre quindi che ciascuna amministrazione oltre che attivare una domanda specifica di prodotti OS, sostenga il moto spontaneo di crescita di nuovi soggetti dell’OS puntando a rafforzare localmente con appositi interventi quel modello di condivisione ampia delle conoscenze necessario per l'elaborazione di prodotti software tipico dell’ approccio OS ma anche necessario allo sviluppo sociale ed economico più generale.
Nuove iniziative strategiche potrebbero proporsi i seguenti obiettivi:
- Connettere chi sviluppa OS Software;
- Offrire contatti, Informazioni formazione e opportunità di lavoro e autopromozione per le giovani generazioni e per tutti coloro che fossero interessati all'OS;
Alcune nuove esperienze sembrano individuare concreti modelli di intervento attivabili anche piuttosto facilmente.
Si potrebbe ipotizzare la realizzazione di “Community Open Source Center”, da collocare in aree urbane o comunque possibilmente a ridosso di poli universitari o centri di ricerca specifici, in cui gli sviluppatori possano fare rete, trovare risorse, scambiare idee ed in cui tutte le persone interessate all'OS possano trovare opportunità formative e informative.
Sarebbe quindi opportuno creare anche Repository di progetti OS da attivare in server locali, con l'obiettivo di connettere gli sviluppatori locali di progetti OS, mettendoli in condizione di lavorare anche in circuiti locali, e quindi anche attraverso i centri di eccellenza OS, di potersi incontrare direttamente, in modo da rendere non solo più efficace il processo di sviluppo software, ma anche e soprattutto per creare le condizioni per avviare nuovi progetti per la comunità e nuove iniziative imprenditoriali con impatto sull'economia locale.
[1] Cfr. Pekka Himanen “L’etica Hacker e lo spirito della società dell’Informazione” Feltrinelli - Milano 2001
[2] Vedi per tutti Provincia di Pisa :
http://opensource.provincia.pisa.it/opensource/docs/Buongiovanni.pdf
[3] Vedi l’iniziativa in corso di realizzazione Opentoscana
La cosa mostrata