Anno II Numero 68 del 09/03/2011
associazione culturale impegnata nella promozione di studi e ricerche sociali ed economiche

Il razionamento delle informazioni in un sistema di e-government federato: il caso della Borsa Continua Nazionale del Lavoro - di Mauro Di Giacomo

20/07/2004 -- Internet anche in Italia può rappresentare una leva importante per ridurre le asimmetrie informative e consentire al mercato del lavoro di divenire più efficiente. Ma la nuova Borsa nazionale nasce condizionata da interessi localistici che razionano i flussi informativi...

La Borsa Continua Nazionale del Lavoro è il nuovo servizio di e-government che il Ministero del Welfare sta sviluppando allo scopo di favorire un rapido incontro via internet tra cittadini che offrono lavoro e imprese che domandano occupazione.

La BCNL è un servizio atteso da anni, perché l’implementazione di un mercato del lavoro nazionale, accessibile via web, liberamente, realmente aperto e trasparente per tutti i cittadini può essere davvero lo strumento chiave per ridurre sensibilmente la disoccupazione frizionale che oggi è alimentata anche dalla crescente complessità dei fabbisogni, dei servizi e delle soluzioni contrattuali, ma anche per migliorare le condizioni occupazionali di chi già lavora.

Ma un sistema pubblico nazionale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, per la sua rilevanza e utilità potrebbe accelerare la diffusione stessa di tutti i servizi di e-government e ampliare l’uso stesso del web in Italia: laddove i cittadini che non accedono a Internet risultano essere , infatti, più del 50% della popolazione adulta. Si tratta di individui che pur non utilizzando la rete sarebbero, in larga maggioranza, interessati a farlo anche provando a superare deficit di competenze, se solo avessero la percezione che il web rappresentasse lo strumento chiave per accedere a servizi di cittadinanza essenziali, come potrebbero essere, appunto, i servizi messi a disposizione da un sistema pubblico di incontro domanda e offerta di lavoro.

Nel delineare il nuovo sistema informativo della BCNL, il decreto legislativo 276 del 2003, riprendendo gli indirizzi del Libro Bianco di Marco Biagi, ha inteso la Borsa come un sistema Internet aperto e trasparente di incontro tra domanda e offerta di lavoro che pone al centro il cittadino, libero di accedere on line alla borsa continua nazionale del lavoro senza filtro alcuno.

Sul piano architetturale, invece, la nuova normativa, ha disegnato, la Borsa Continua come un sistema assai complesso e articolato e di non facile accesso, basato su una rete di nodi regionali e un livello di visibilità nazionale.

Si è abbandonata l’idea di una Borsa Continua Nazionale del Lavoro intesa come un unico sistema verticale, per puntare a realizzare un sistema “federato”, formato da più piattaforme locali separate, ma in grado, in teoria, di cooperare tra di loro, ed è stato perciò attribuito alle Regioni e alle Province, il ruolo di conduzione dei rispettivi sistemi informativi.

La scelta federata nello sviluppo delle tecnologie di rete, non nascendo, ovviamente, da una esigenza tecnologica, sembra riprodurre, pedissequamente, sul piano informatico, l’attuale visione circa l’articolazione istituzionale dello Stato in senso federale, atteso che un’unica piattaforma informatica nazionale rappresenterebbe, così come sperimentato anche da paesi federali come la Germania (che ha recentemente lanciato il suo sistema nazionale di incontro domanda e offerta di lavoro), un modello sicuramente efficiente e con tutta probabilità meno oneroso rispetto al nostro sistema e oltre tutto un modello assolutamente compatibile con assetti federali anche piuttosto avanzati.

Il legislatore, nel delineare un sistema informativo rigidamente suddiviso per comparti locali sembra così recepire spinte federaliste e autonomistiche che appaiono soprattutto espressione di volontà di chiusura e di esclusione, più che tentativi di ricercare modelli efficienti di autonomia gestionale e decisionale da parte di soggetti locali.
Si sta con ciò favorendo:

  • da un lato, la proliferazione di piattaforme informative per il mercato del lavoro, non interoperabili e non dialoganti, sviluppate sempre in spregio dell’idea del riuso del software che pure rientra negli obiettivi di corretta allocazione della spesa informatica nazionale;
  • dall’altro la costruzione di vere e proprie barriere digitali che, in contrasto con il dettato costituzionale, sancito dall’art.120 della nostra carta fondamentale, di fatto limitano su base regionale il diritto al lavoro, che deve invece poter essere esercitato in tutto il paese senza limitazioni.

    La Lombardia, ad esempio, dopo essersi sostanzialmente adoperata per rallentare la costruzione di un sistema nazionale centrale in nome di una autonomia regionale, ha lanciato on line dallo scorso marzo 2004 un nodo regionale di servizi di incontro domanda e offerta di lavoro, non preoccupandosi di contribuire a definire o adottare standard comuni a livello nazionale, anche a causa dell’inerzia e dei ritardi del governo centrale alle prese con il tavolo di confronto stato-regioni sul tema della Borsa .

    I vertici regionali lombardi hanno dichiarato, comunque la propria disponibilità ad avviare la sperimentazione dell’interoperabilità dal prossimo autunno, con il livello centrale. Ma la disponibilità effettiva è ancora tutta da verificare e sarà misurata sul campo dell’operatività. Anche altre regioni del Centro Nord stanno avviando, nel frattempo, con investimenti propri, sistemi informativi locali e piattaforme di servizi finalizzati a far incontrare domanda e offerta di lavoro on line, anch’esse senza verificare il possibile riuso dei sistemi software già finanziati da altre amministrazioni e senza preoccuparsi di stabilire procedure di interoperabilità.

    Alcuni calcoli “rapidi” ma sostanzialmente indicativi dell’ordine di grandezza della spesa complessiva individuano in circa 200 milioni di euro il costo per la costruzione di decine di sistemi informativi locali su base regionale o anche a livello provinciale, finalizzati a far incontrare domanda e offerta di lavoro. Si tratta quasi sempre di prodotti sviluppati con tecnologie proprietarie assai costose e quasi mai interoperabili tra di loro (a parte qualche tentativo di collegare alcuni sistemi tra poche province confinanti).

    Si tratta di un grande sperpero di risorse pubbliche, una spesa che sarebbe stato meglio indirizzare verso la gestione operativa dei servizi di e-government per il lavoro, magari rafforzando, proprio, quella dimensione di sportello essenziale per valorizzare localmente gli stessi sistemi informativi per il lavoro, per promuovere nel modo più efficace l’occupabilità dei cittadini.

    La Borsa Continua nazionale del Lavoro, servizio chiave per l’e-government e per la crescita complessiva del sistema paese, si avvia, perciò, dal prossimo autunno ad affrontare le prime sperimentazioni “al buio”, sperando di arrivare presto al pubblico con una rete almeno parziale di nodi regionali.

    Ma vi sono altre problematiche emergenti per molti aspetti ancora più rilevanti: una volta superato lo scoglio dell’interoperabilità e adattati i sistemi informativi, le informazioni su chi offre lavoro rese disponibili dalle regioni, per essere messe in comune per lo scambio su base nazionale, saranno razionate per volontà delle regioni stesse: solo un ridotto set di informazioni di base sui dati anagrafici e professionali dei cittadini saranno rilasciate dalle regioni, gelose custodi dei nostri dati, per essere condivise su base nazionale.

    Si tratta di una scelta miope che in nome di una autonomia gestionale o di mere scelte di chiusura localistica dei mercati, condizionerà la capacità di ciascun sistema regione di attivare flussi informativi efficienti da e verso le altre aree del paese. La Borsa Continua Nazionale del Lavoro on line, nasce, perciò, zoppa perché solo parzialmente in grado di colmare quelle asimmetrie informative presenti anche nel mercato del lavoro, quelle differenze, cioè, di conoscenza e informazione che esistono in tutti mercati e che condizionano sempre i rapporti tra chi compra e chi vende alimentando il fattore sfiducia e riducendo gli scambi e le opportunità per tutti.

    In pratica in Italia ci si sta avviando verso un sistema nazionale web based di incontro domanda e offerta di lavoro che in nome di un federalismo gretto o peggio ancora per miopi interessi localistici, non sarà in grado di mettere in piena condizione chi assume con un orizzonte di ricerca nazionale, di capire quanto vale il candidato individuato, perché la base informativa messa in comune sarà ridotta a un numero limitato di informazioni da scambiare; laddove, invece, a livello locale le borse territoriali potranno invece espandere al massimo il set di informazioni disponibili su chi offre lavoro con sistemi on line, in grado di evidenziare anche in dettaglio le competenze e le esperienze per ciascun individuo. Si tratta di un errore grave, perchè Internet può davvero rappresentare la chiave di volta per ridurre le asimmetrie informative e consentire agli scambi di svilupparsi enormemente anche e soprattutto rispetto al mercato del lavoro.

    E’ in gioco quindi un aspetto chiave della vita del paese e della democrazia dell’informazione, l’accesso al lavoro attraverso le nuove tecnologie di rete che si sostanzia nella possibilità di mettere a disposizione di tutti i cittadini e delle aziende, ovunque risiedano, un sistema on line nazionale e non artificiosamente segmentato localmente, sulla base di presunti interessi regionalistici, realmente aperto e perfettamente in grado di trasferire il massimo set di Informazioni utili da parte di chi offre lavoro verso chi domanda, in tutto il paese.


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