Anno II Numero 68 del 09/03/2011
associazione culturale impegnata nella promozione di studi e ricerche sociali ed economiche

La società inattiva - di Mauro Di Giacomo e Leopoldo Mondauto

04/04/2006 -- Oggi in Italia ci sono 5 milioni di individui di età compresa tra 15 e 64 anni che non studiano, non godono di una pensione, non badano alla famiglia, ai figli o ai genitori anziani, non lavorano nè sono alla ricerca di un lavoro e quindi non sono neppure disoccupati. Si tratta di un esercito di inattivi che oggi costituisce il bacino di scarico delle statistiche ufficiali del mercato del lavoro un bacino che aiuta a calmierare gli andamenti dei tassi ufficiali sul lavoro spingendo verso il basso la disoccupazione...

Giovanna Rossi ha 26 anni e si occupa del suo bambino di 14 mesi, sua madre Maria di 57 anni bada alla casa ed agli altri 2 figli che abitano ancora assieme a lei ed alla anziana madre. Giovanna e Maria pur essendo impegnate tutto il giorno sono classificate come inattive dall’Istat rispetto alle statistiche sul mercato del lavoro; del resto entrambe le signore non hanno un lavoro retribuito e non lo stanno neppure cercando e quindi sono chiaramente al di fuori del mercato del lavoro.
Allo stesso modo anche Luigi Neri pensionato di 59 anni e suo figlio Fabio studente di 18 anni  all'ultima classe del liceo, sono considerati inattivi secondo i criteri di rilevazione delle forze di lavoro riconosciuti a livello internazionale e adottati sia da Eurostat che dal nostro Istituto nazionale di statistica.
Giovanna o sua madre, Luigi e il figlio se venissero intervistati nel corso di una rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro finirebbero per essere computati rispettivamente nella categoria delle persone assorbite dagli impegni e dalla cura familiare,  in quella dei pensionati con meno di 65 anni e , infine, in quella degli studenti.
Queste 3 tipologie di inattivi, secondo i dati Istat, nella fascia 15-64 anni comprendono oltre 8,5 milioni di persone: i 3 gruppi sono formati, infatti, rispettivamente  da persone (in larga maggioranza donne) che dichiarano di non lavorare per curare la famiglia (2,1 milioni), da pensionati (2,5 milioni di persone) e da studenti (quasi 4 milioni). Sempre tra gli inattivi l’Istat  comprende, poi,  un ulteriore gruppo formato da 800 mila persone inabili al lavoro o in malattia di lunga durata chiaramente impossibilitate a lavorare.


Nella fascia di età 15-64 anni l’Istat, tuttavia, individua ben 14,6 milioni di persone inattive: considerando i gruppi evidenziati innanzi, mancano, perciò all’appello oltre 5 milioni di individui che non studiano, non godono di una pensione, non badano alla famiglia e ai figli o ai genitori anziani e ovviamente non lavorano, né risultano essere alla ricerca di un lavoro. 
Si tratta di un esercito di inattivi che oggi, di fatto, costituisce il bacino di scarico delle statistiche ufficiali sul mercato del lavoro, un bacino che aiuta a calmierare gli andamenti dei tassi ufficiali sul lavoro sospingendo verso il basso la disoccupazione ufficiale.
 

Tab. 1 -  Distribuzione della popolazione (15 – 64 anni)  rispetto al mercato del lavoro


 

Maschi
Femmine
Totale
 
 
 
 
Popolazione
19.298.937
19.335.526
38.634.463
 
 
 
 
Forze di lavoro
14.341.577
9.684.826
24.026.403
   Di cui
 
 
 
      Occupati
     13.446.776
     8.726.114
    22.172.889
      Disoccupati
          894.801
      958.713
    1.853.514
 
 
 
 
Inattivi
4.957.360
9.650.700
14.608.059
Fonte Istat RTFL 3° trimestre 2005
 
 
Nel celebrare i dati sulla disoccupazione in calo ci si dimentica sempre di questo gruppo che costituisce il lato oscuro del mercato del lavoro. Tuttavia dalle rilevazioni trimestrali sulle forze di lavoro dell’Istat è possibile  capire  chi sono questi cittadini che pur essendo in condizioni di lavorare non lo fanno e non risultano neppure disoccupati perché non dichiarano di essere alla ricerca attiva di un lavoro.


Analizzando i dati Istat relativi al terzo trimestre 2005 è possibile, allora, individuare tre ulteriori tipologie di soggetti considerati dall’Istat ufficialmente fuori dal mercato del lavoro  (Tab. 2). Si tratta di 3 categorie rispetto alle quali è meno
evidente la non appartenenza alle forze di lavoro perché l’inattività, scaturisce più che altro da una applicazione rigida del criterio statistico della mancanza di una ricerca attiva di lavoro anche a prescindere dalla soggettiva condizione rispetto alla disoccupazione.

L’Istat individua così, in primo luogo,  oltre 1,1 milioni di persone perfettamente in grado di partecipare al mercato del lavoro, prive di incombenze familiari, non impegnate nello studio, ma che dichiarano di non lavorare e di non cercare neppure lavoro poiché ritengono di non riuscire a trovarlo.
Si tratta di soggetti classificati inattivi dal nostro Istituto Nazionale di Statistica, in quanto sebbene sostanzialmente disoccupati, non cercano lavoro, essendo di fatto scoraggiati rispetto alla possibilità di ottenere risultati utili da una ricerca. Rispetto ai meccanismi di classificazione adottati dall’Istituto di Statistica queste persone non sono disoccupate perché non partecipano al mercato del lavoro e quindi non sono considerate Forze di lavoro .
Vale la pena di osservare che la condizione di inattività secondo l’Istat (che produce le proprie statistiche nel pieno nel rispetto dei criteri internazionali) subentra solo quando un individuo non risulti occupato e cioè quando non abbia  lavorato per almeno un'ora retribuita nella settimana precedente la rilevazione (purché non sia temporaneamente via dal lavoro, ad esempio,  perché in vacanza - nel qual caso sarebbe considerato occupato), né risulti disoccupato e cioè quando non abbia neppure ricercato attivamente lavoro nelle ultime 4 settimane precedenti la rilevazione, dichiarandosi, inoltre, al momento della rilevazione disponibile a lavorare.
L’assenza di una attiva azione di ricerca fa si, dunque, che questo gruppo di potenziali lavoratori finisca per scomparire dalle statistiche ufficiali del mercato delle forze lavoro e quindi non sia conteggiato tra i disoccupati. Del gruppo fanno parte per lo più donne (sono 800 mila in tutto) con una quota ampia di giovani donne fino a 34 anni  (200 mila). Se questa intera categoria di individui venisse sommata ai disoccupati ufficiali (che ammontano oggi a 1,8 milioni di individui) il computo dei disoccupati arriverebbe a 3,0 milioni di persone ed il relativo tasso di disoccupazione crescerebbe  dall’attuale 8% al 12%.



 

Tab 2 Popolazione Inattiva ( 15-64 anni)  secondo i motivi di inattività – 2005


 

Maschi
femmine
Totale
 
 
 
 
Pensionati
1.573.160
958.713
2.564.685
Si prendono cura di figli,  di  familiari o della famiglia in generale
46.291
2.070.289
2.116.580
Studiano
1.898.546
2.087.257
3.985.803
Sono inabili al lavoro o in malattia
416.334
409.594
825.928
Ritengono di non riuscire a trovare lavoro
315.349
835.889
1.151.238
   Di cui
 
 
 
     Fino a 34 anni
143.549
228.852
372.401
     Da 35 a 54 anni
107.142
465.169
572.311
Sono in attesa di iniziare o di riprendere a lavorare
202.337
256.633
458.970
   Di cui
 
 
 
     Fino a 34 anni
103.138
126.321
229.459
     Da 35 a 54 anni
81.461
114.984
196.445
Non studiano, non lavorano e non hanno gravosi impegni familiari
329.868
601.388
931.256
   Di cui
 
 
 
     Fino a 34 anni
199.744
283.056
482.800
     Da 35 a 54 anni
71.262
198.250
269.512

Non hanno bisogno di lavorare e non studiano

175.475
2.398.124
2.573.599
   Di cui
 
 
 
     Fino a 34 anni
20.899
152.259
173.158
     Da 35 a 54 anni
28.161
1.087.511
1.115.672
 
 
 
 
Totale
4.957.360
9.650.700
14.608.059
Fonte Istat RTFL 3° trimestre 2005
 
 
Il secondo segmento di inattivi “atipici” individuato dall’Istat attraverso le indagini trimestrali sulle Forze di lavoro, è meno numeroso del precedente ma niente affatto marginale. Si tratta di 450 mila persone che hanno dichiarato di essere in attesa di iniziare un lavoro dopo aver effettuato azioni di ricerca, o che hanno già un lavoro che comincerà in futuro o ancora che sono in attesa di tornare al proprio posto di lavoro.
Al di là degli  aspetti frizionali che incidono necessariamente su questa componente, il già indicato ammontare di individui che si trovano in questa condizione ed il fatto che le donne rappresentino ancora una volta oltre la metà del gruppo può far ipotizzare,  anche in questo caso, che  all’interno di questa componente di individui considerati ufficialmente inattivi vi sia anche una quota di soggetti che non stanno lavorando da tempo e non sono impegnati  neppure in alcuna azione di ricerca perché ipotizzano di lavorare presto, tuttavia essi sono assimilabili, soprattutto nei casi di prolungata assenza,  ai disoccupati veri e propri.
 
L'indagine trimestrale sulle forze di lavoro rileva, infine, un'amplissima ulteriore area di distacco dal lavoro formata da almeno 3,5 milioni di persone le quali dichiarano di non lavorare e di non essere neppure alla ricerca di lavoro, adducendo altri motivazioni, differenti dallo studio o dagli  impegni familiari o dallo scoraggiamento o ancora dall’attesa di un prossimo lavoro che dovrebbe arrivare.
E’  gruppo composito all’interno del quale si distinguono coloro che possono essere considerati come  “esclusi” dal mercato, da coloro che appaiono più o meno volontariamente  “disimpegnati”.  Gli “esclusi”  sono in tutto 900 mila . Di questo gruppo fanno parte soprattutto le donne (600 mila) e tra di esse la componente giovanile, quella sotto i 35 anni, appare molto numerosa (280 mila). Nel gruppo si rilevano anche parecchi uomini sotto i 35 anni (200 mila). Nel gruppo l'apparente distacco dalla partecipazione al mercato del lavoro sembra nascondere aree di esclusione vera e propria dal lavoro legalmente riconosciuto a partire dalla quale possono essere evidenziati fenomeni lavoro irregolare (lavoro nero), oltre che ulteriori fenomeni di scoraggiamento.
Infine, i restanti 2,5 milioni di individui “disimpegnati” rispetto al lavoro, evidenziano in primo luogo un’ampia area di disinteresse rispetto al lavoro. Anche in questo caso prevalgono largamente donne che dichiarano di non aver  necessità di lavorare (anche in relazione all’età). Moltissime le donne mature che benché non più gravate da stringenti obblighi familiari non necessitano di lavorare e nemmeno appaiono più interessate a sperimentare qualche forma di attività lavorativa.
Da osservare, infine, anche una componente formata da ragazze e giovani donne che si autoescludono dal lavoro manifestando esplicitamente disinteresse rispetto allo svolgimento di qualsivoglia attività,  pur non avendo impegni di studio, o altri impegni familiari, ma dichiarando semplicemente di non aver bisogno di lavorare.....
 

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