La società inattiva - di Mauro Di Giacomo e Leopoldo Mondauto
04/04/2006 -- Oggi in Italia ci sono 5 milioni di individui di età compresa tra 15 e 64 anni che non studiano, non godono di una pensione, non badano alla famiglia, ai figli o ai genitori anziani, non lavorano nè sono alla ricerca di un lavoro e quindi non sono neppure disoccupati. Si tratta di un esercito di inattivi che oggi costituisce il bacino di scarico delle statistiche ufficiali del mercato del lavoro un bacino che aiuta a calmierare gli andamenti dei tassi ufficiali sul lavoro spingendo verso il basso la disoccupazione...
Allo stesso modo anche Luigi Neri pensionato di 59 anni e suo figlio Fabio studente di 18 anni all'ultima classe del liceo, sono considerati inattivi secondo i criteri di rilevazione delle forze di lavoro riconosciuti a livello internazionale e adottati sia da Eurostat che dal nostro Istituto nazionale di statistica.
Giovanna o sua madre, Luigi e il figlio se venissero intervistati nel corso di una rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro finirebbero per essere computati rispettivamente nella categoria delle persone assorbite dagli impegni e dalla cura familiare, in quella dei pensionati con meno di 65 anni e , infine, in quella degli studenti.
Queste 3 tipologie di inattivi, secondo i dati Istat, nella fascia 15-64 anni comprendono oltre 8,5 milioni di persone: i 3 gruppi sono formati, infatti, rispettivamente da persone (in larga maggioranza donne) che dichiarano di non lavorare per curare la famiglia (2,1 milioni), da pensionati (2,5 milioni di persone) e da studenti (quasi 4 milioni). Sempre tra gli inattivi l’Istat comprende, poi, un ulteriore gruppo formato da 800 mila persone inabili al lavoro o in malattia di lunga durata chiaramente impossibilitate a lavorare.
Nella fascia di età 15-64 anni l’Istat, tuttavia, individua ben 14,6 milioni di persone inattive: considerando i gruppi evidenziati innanzi, mancano, perciò all’appello oltre 5 milioni di individui che non studiano, non godono di una pensione, non badano alla famiglia e ai figli o ai genitori anziani e ovviamente non lavorano, né risultano essere alla ricerca di un lavoro.
Si tratta di un esercito di inattivi che oggi, di fatto, costituisce il bacino di scarico delle statistiche ufficiali sul mercato del lavoro, un bacino che aiuta a calmierare gli andamenti dei tassi ufficiali sul lavoro sospingendo verso il basso la disoccupazione ufficiale.
Tab. 1 - Distribuzione della popolazione (15 – 64 anni) rispetto al mercato del lavoro
| Maschi | Femmine | Totale |
| | | | |
| Popolazione | 19.298.937 | 19.335.526 | 38.634.463 |
| | | | |
| Forze di lavoro | 14.341.577 | 9.684.826 | 24.026.403 |
| Di cui | | | |
| Occupati | 13.446.776 | 8.726.114 | 22.172.889 |
| Disoccupati | 894.801 | 958.713 | 1.853.514 |
| | | | |
| Inattivi | 4.957.360 | 9.650.700 | 14.608.059 |
Nel celebrare i dati sulla disoccupazione in calo ci si dimentica sempre di questo gruppo che costituisce il lato oscuro del mercato del lavoro. Tuttavia dalle rilevazioni trimestrali sulle forze di lavoro dell’Istat è possibile capire chi sono questi cittadini che pur essendo in condizioni di lavorare non lo fanno e non risultano neppure disoccupati perché non dichiarano di essere alla ricerca attiva di un lavoro.
Analizzando i dati Istat relativi al terzo trimestre 2005 è possibile, allora, individuare tre ulteriori tipologie di soggetti considerati dall’Istat ufficialmente fuori dal mercato del lavoro (Tab. 2). Si tratta di 3 categorie rispetto alle quali è meno
evidente la non appartenenza alle forze di lavoro perché l’inattività, scaturisce più che altro da una applicazione rigida del criterio statistico della mancanza di una ricerca attiva di lavoro anche a prescindere dalla soggettiva condizione rispetto alla disoccupazione.
L’Istat individua così, in primo luogo, oltre 1,1 milioni di persone perfettamente in grado di partecipare al mercato del lavoro, prive di incombenze familiari, non impegnate nello studio, ma che dichiarano di non lavorare e di non cercare neppure lavoro poiché ritengono di non riuscire a trovarlo.
Si tratta di soggetti classificati inattivi dal nostro Istituto Nazionale di Statistica, in quanto sebbene sostanzialmente disoccupati, non cercano lavoro, essendo di fatto scoraggiati rispetto alla possibilità di ottenere risultati utili da una ricerca. Rispetto ai meccanismi di classificazione adottati dall’Istituto di Statistica queste persone non sono disoccupate perché non partecipano al mercato del lavoro e quindi non sono considerate Forze di lavoro .
Vale la pena di osservare che la condizione di inattività secondo l’Istat (che produce le proprie statistiche nel pieno nel rispetto dei criteri internazionali) subentra solo quando un individuo non risulti occupato e cioè quando non abbia lavorato per almeno un'ora retribuita nella settimana precedente la rilevazione (purché non sia temporaneamente via dal lavoro, ad esempio, perché in vacanza - nel qual caso sarebbe considerato occupato), né risulti disoccupato e cioè quando non abbia neppure ricercato attivamente lavoro nelle ultime 4 settimane precedenti la rilevazione, dichiarandosi, inoltre, al momento della rilevazione disponibile a lavorare.
L’assenza di una attiva azione di ricerca fa si, dunque, che questo gruppo di potenziali lavoratori finisca per scomparire dalle statistiche ufficiali del mercato delle forze lavoro e quindi non sia conteggiato tra i disoccupati. Del gruppo fanno parte per lo più donne (sono 800 mila in tutto) con una quota ampia di giovani donne fino a 34 anni (200 mila). Se questa intera categoria di individui venisse sommata ai disoccupati ufficiali (che ammontano oggi a 1,8 milioni di individui) il computo dei disoccupati arriverebbe a 3,0 milioni di persone ed il relativo tasso di disoccupazione crescerebbe dall’attuale 8% al 12%.
Tab 2 Popolazione Inattiva ( 15-64 anni) secondo i motivi di inattività – 2005
| Maschi | femmine | Totale |
| | | | |
| Pensionati | 1.573.160 | 958.713 | 2.564.685 |
| Si prendono cura di figli, di familiari o della famiglia in generale | 46.291 | 2.070.289 | 2.116.580 |
| Studiano | 1.898.546 | 2.087.257 | 3.985.803 |
| Sono inabili al lavoro o in malattia | 416.334 | 409.594 | 825.928 |
| Ritengono di non riuscire a trovare lavoro | 315.349 | 835.889 | 1.151.238 |
| Di cui | | | |
| Fino a 34 anni | 143.549 | 228.852 | 372.401 |
| Da 35 a 54 anni | 107.142 | 465.169 | 572.311 |
| Sono in attesa di iniziare o di riprendere a lavorare | 202.337 | 256.633 | 458.970 |
| Di cui | | | |
| Fino a 34 anni | 103.138 | 126.321 | 229.459 |
| Da 35 a 54 anni | 81.461 | 114.984 | 196.445 |
| Non studiano, non lavorano e non hanno gravosi impegni familiari | 329.868 | 601.388 | 931.256 |
| Di cui | | | |
| Fino a 34 anni | 199.744 | 283.056 | 482.800 |
| Da 35 a 54 anni | 71.262 | 198.250 | 269.512 |
Non hanno bisogno di lavorare e non studiano | 175.475 | 2.398.124 | 2.573.599 |
| Di cui | | | |
| Fino a 34 anni | 20.899 | 152.259 | 173.158 |
| Da 35 a 54 anni | 28.161 | 1.087.511 | 1.115.672 |
| | | | |
| Totale | 4.957.360 | 9.650.700 | 14.608.059 |
Il secondo segmento di inattivi “atipici” individuato dall’Istat attraverso le indagini trimestrali sulle Forze di lavoro, è meno numeroso del precedente ma niente affatto marginale. Si tratta di 450 mila persone che hanno dichiarato di essere in attesa di iniziare un lavoro dopo aver effettuato azioni di ricerca, o che hanno già un lavoro che comincerà in futuro o ancora che sono in attesa di tornare al proprio posto di lavoro.
Al di là degli aspetti frizionali che incidono necessariamente su questa componente, il già indicato ammontare di individui che si trovano in questa condizione ed il fatto che le donne rappresentino ancora una volta oltre la metà del gruppo può far ipotizzare, anche in questo caso, che all’interno di questa componente di individui considerati ufficialmente inattivi vi sia anche una quota di soggetti che non stanno lavorando da tempo e non sono impegnati neppure in alcuna azione di ricerca perché ipotizzano di lavorare presto, tuttavia essi sono assimilabili, soprattutto nei casi di prolungata assenza, ai disoccupati veri e propri.
L'indagine trimestrale sulle forze di lavoro rileva, infine, un'amplissima ulteriore area di distacco dal lavoro formata da almeno 3,5 milioni di persone le quali dichiarano di non lavorare e di non essere neppure alla ricerca di lavoro, adducendo altri motivazioni, differenti dallo studio o dagli impegni familiari o dallo scoraggiamento o ancora dall’attesa di un prossimo lavoro che dovrebbe arrivare.
E’ gruppo composito all’interno del quale si distinguono coloro che possono essere considerati come “esclusi” dal mercato, da coloro che appaiono più o meno volontariamente “disimpegnati”. Gli “esclusi” sono in tutto 900 mila . Di questo gruppo fanno parte soprattutto le donne (600 mila) e tra di esse la componente giovanile, quella sotto i 35 anni, appare molto numerosa (280 mila). Nel gruppo si rilevano anche parecchi uomini sotto i 35 anni (200 mila). Nel gruppo l'apparente distacco dalla partecipazione al mercato del lavoro sembra nascondere aree di esclusione vera e propria dal lavoro legalmente riconosciuto a partire dalla quale possono essere evidenziati fenomeni lavoro irregolare (lavoro nero), oltre che ulteriori fenomeni di scoraggiamento.
Infine, i restanti 2,5 milioni di individui “disimpegnati” rispetto al lavoro, evidenziano in primo luogo un’ampia area di disinteresse rispetto al lavoro. Anche in questo caso prevalgono largamente donne che dichiarano di non aver necessità di lavorare (anche in relazione all’età). Moltissime le donne mature che benché non più gravate da stringenti obblighi familiari non necessitano di lavorare e nemmeno appaiono più interessate a sperimentare qualche forma di attività lavorativa.
Da osservare, infine, anche una componente formata da ragazze e giovani donne che si autoescludono dal lavoro manifestando esplicitamente disinteresse rispetto allo svolgimento di qualsivoglia attività, pur non avendo impegni di studio, o altri impegni familiari, ma dichiarando semplicemente di non aver bisogno di lavorare.....
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