Anno II Numero 68 del 09/03/2011
associazione culturale impegnata nella promozione di studi e ricerche sociali ed economiche

La ricchezza da che parte sta ? - di Maurizio Sorcioni

05/06/2006 -- Nelle province dove il Centro Destra ha raccolto alle ultime politiche più del 51 % (e si va dal 61% della provincia di Sondrio al 51% di Lecce), il valore aggiunto prodotto è pari al 47% del totale nazionale. Parallelamente dove il Centro Sinistra raggiunge o va oltre il 51% (ed anche in questo caso la variazione è rilevante e si passa dal 74% di Bolzano al 51% di Lucca) si registra una quota del Valore aggiunto pari al 47,5% del totale. Il restante 5,5% viene prodotto nelle province dove il risultato è più o meno paritario....

Il dibattito sull’esito delle elezioni politiche è stato aspro e i risultati della tornata amministrativa hanno,  per certi versi,  contributo a raffreddare le polemiche. Uno dei temi che, a ridosso del primo risultato, è stato sollevato con più veemenza dal centro destra è stato quello della divisione qualitativa dell’elettorato e cioè che  la parte più produttiva del paese avrebbe  votato contro Prodi,  a favore del Centro Destra (e  comunque contro la sinistra). Anche il tema delle cosiddette “irregolarità” ha a lungo animato il confronto. Tuttavia, a parte la  riduzione del 61% delle schede bianche rispetto alla precedente elezione, fenomeno  indubbiamente  singolare, non sembrano emergere risultati  anomali e comunque,  si attende il verdetto della Commissione Parlamentare secondo le modalità istituzionali.

La questione della divisione qualitativa dell’elettorato merita invece qualche approfondimento in più. Per valutare se ed in che misura  la parte più produttiva del paese abbia votato o meno per il Centro destra è necessario analizzare la geografia territoriale del voto e quella della ricchezza prodotta ossia:  a)considerare il voto per bacini provinciali analizzando i dati relativi  ai risultati della Camera che meglio rappresentano le diverse categorie di elettori; b)misurare la ricchezza prodotta dalle province  attraverso il Valore Aggiunto (VA) ai prezzi base (al lordo delle imposte)[1],  che consente di apprezzare la crescita del sistema economico provinciale  in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della comunità per impieghi finali. L’ISTAT ha pubblicato recentemente i valori provinciali relativamente all’anno 2003 (gli ultimi disponibili quindi) pari ad un totale di 1218 miliardi di Euro circa.  Al fine di analizzare la quota di ricchezza prodotta è stata calcolata la quota percentuale di Valore aggiunto provinciale sul totale nazionale.

Nelle province dove il Centro Destra  raccoglie più del 51 % (e si va dal 61% della provincia di Sondrio al 51% di Lecce), il valore aggiunto prodotto è pari al 47% del totale nazionale. Parallelamente dove il Centro Sinistra raggiunge o va oltre  il 51% (ed anche in questo caso la variazione è rilevante e si passa dal 74% di Bolzano al 51% di Lucca) si registra una quota del Valore aggiunto pari al 47,5% del totale. Il restante 5,5% viene prodotto nelle province dove il risultato è ancora più incerto. Si tratta di  bacini provinciali dove la differenza tra la percentuali di  voto ai due schieramenti oscilla tra lo 0,1% e l’ 1,2% (ad eccezione di Oristano dove raggiunge il 2% a favore del Centro Destra che tuttavia raccoglie il 50% dei consensi).

L’affermazione quindi che la parte più produttiva del paese sia “schierata” appare assai poco corroborata dai fatti. Anche analizzando le province dove si registrano risultati decisamente più netti  non si rilevano significative  differenze. Volendo approfondire, infatti, considerando le province dove si è verificata una netta prevalenze di uno schieramento sull’altro (cioè maggiore del 60%) si osserva un sostanziale equilibrio. Sia nelle province dove è netta la maggioranza del Centro Destra sia in quelle dove il favore è per il Centrosinistra  la  quota di valore aggiunto prodotto oscilla intorno  al 12% del totale nazionale. Del resto realtà come Bologna e Firenze, storicamente orientate a sinistra,  compensano il Valore aggiunto  prodotto dalle province di  Brescia e Bergamo tra le più spiccatamente orientate  con il  Centro destra.

Anche considerando  le 12  province più ricche (che sono anche le più grandi), dove il VA supera  i 20 miliardi di euro, il risultato non cambia. In quelle dove è maggioritario il Centro Sinistra la quota complessiva di ricchezza  prodotta è pari al 22% del totale mentre  in quelle  orientate verso il  Centro Destra  il VA raggiunge il 19%,  segno,  di nuovo,  di  un sostanziale equilibrio. La correlazione tra ricchezza prodotta ed orientamenti elettorali è praticamente inesistente su scala provinciale. Ma c’è di più. Anche considerando l’andamento dell’occupazione (tra il 2004 ed il 2005)  o la variazione del valore aggiunto rispetto all’ anno precedente,  le province dove prevalgono gli orientamenti di Centro Destra si comportano in modo assai simile a quelle dove prevale il Centro Sinistra, tanto da far pensare che il voto mantenga un forte connotato culturale ed ideale.  

In altre parole l’Italia è una democrazia matura la  cui la struttura sociale e produttiva, assai più complessa di come ce la restituiscono i media, è  strettamente ancorata alle dinamiche di sviluppo locale e  scompone e ricompone i propri orientamenti elettorali sempre più in relazione all’offerta politica, e sempre meno in relazione a posizioni “preconcette”. Immaginare che la parte più produttiva stia solo da una parte significa fare torto a questa   grande intelligenza collettiva in  un paese, che continua a vivere il confronto delle idee con grande passione e grande maturità civile.



[1]Si veda il Glossario del Dipartimento per le Politiche di sviluppo del Ministero del tesoro http://www.dps.tesoro.it/glossario.asp#V

 

 

Tabella 1 Province dove si registra una netta prevalenza elettorale del CS (> 60%) Percentuali di Voto alla Camera  Aprile  2006

Province

Totale CS
TotaleCD
Differenza tra  V%CD  e V%CS
Valore aggiunto provinciale a prezzi di base anno 2003 (al lordo del  SIFIM)- Milioni di euro
Tasso di disocc. Anno  2005
% di Valore aggiunto prodotto sul totale nazionale
Bolzano-Bozen
74,6
20
-54,6
14.468,50
2,8
1,2
Siena
67,3
32,7
-34,6
5.773,00
3,1
0,5
Firenze
67,0
33
-34,1
26.445,90
4,5
2,2
Livorno
67,0
33
-34
6.974,80
5,7
0,6
Reggio nell'Emilia
65,7
34,3
-31,4
11.963,60
3,2
1
Ravenna
64,1
35,9
-28,2
8.779,00
4,2
0,7
Crotone
63,5
35,5
-28
2.015,20
15,5
0,2
Bologna
63,5
36,5
-27
26.767,90
2,7
2,2
Pisa
62,7
37,3
-25,5
9.180,90
5,2
0,8
Nuoro
62,2
35,3
-26,9
4.174,00
10,3
0,3
Vibo Valentia
61,3
38,4
-22,8
2.254,30
13,1
0,2
Modena
61,2
38,8
-22,5
18.319,10
3,7
1,5
Potenza
61,2
38,3
-22,9
5.975,80
12,4
0,5
Ancona
60,2
39,8
-20,5
10.480,80
4
0,9
 
Totale Quota Valore aggiunto                 153.572,70
 
           12,6

 

 

Tabella 2 - Province dove si registra una netta prevalenza elettorale del CD (> 60%) Percentuali di Voto alla Camera  Aprile  2006

Provincia

Totale
 CS
Totale
 CD
Differenza tra  V%CD e V%CS
Valore aggiunto provinciale a prezzi di base anno 2003 (al lordo del  SIFIM) - Milioni di euro
Tasso di disocc. 2005
Percentuale di Valore aggiunto prodotto sul totale nazionale
Sondrio
34,3
65,7
31,4
3.955,1
4,0
0,3
Catania
35,9
64,1
28,2
15.023,3
15,3
1,2
Como
36,3
63,7
27,3
12.196,0
4,1
1,0
Verona
35,2
63,4
28,2
20.252,5
4,4
1,7
Messina
37,7
62,3
24,7
9.850,6
13,1
0,8
Latina
37,9
62,1
24,3
10.421,7
9,5
0,9
Bergamo
38,2
61,8
23,6
24.105,3
3,2
2,0
Imperia
38,4
61,6
23,1
4.891,0
7,4
0,4
Varese
39,3
60,7
21,4
19.300,0
5,1
1,6
Brescia
40,0
60,0
19,9
28.670,8
4,2
2,4
Totale Quota Valore aggiunto
 
148.666,1
 
12,2
Fonte: elaborazione Deigma su dati Ministero Interni ed ISTAT 2006


 
 
 
 
 
 
 

       

Tabella 3. Percentuali di voto per coalizioni elezioni Camera Aprile 2006 .

 Valore aggiunto tassi di occupazione e variazioni per provincia.  
Provincia
Totale CS
Totale
CD
Differenza tra  V%CD e V%CS
Valore aggiunto provinciale a prezzi di base anno 2003 (al lordo del  SIFIM) In milioni di euro
Tasso di disocc. 2005
 
Percentuale di Valore aggiunto prodotto sul totale nazionale
Milano
47,5
52,5
4,9
120.720,7
4,2
9,9
Roma
52,3
47,6
-4,7
98.684,9
7,3
8,1
Torino
55,4
44,6
-10,9
54.712,5
4,8
4,5
Napoli
52,4
47,3
-5,1
42.196,2
17,1
3,5
Brescia
40,0
60,0
19,9
28.670,8
4,2
2,4
Bologna
63,5
36,5
-27,0
26.767,9
2,7
2,2
Firenze
67,0
33,0
-34,1
26.445,9
4,5
2,2
Bergamo
38,2
61,8
23,6
24.105,3
3,2
2,0
Bari
47,0
52,9
5,9
23.461,3
13,5
1,9
Padova
41,3
55,8
14,6
20.981,2
4,4
1,7
Verona
35,2
63,4
28,2
20.252,5
4,4
1,7
Genova
57,8
42,2
-15,5
20.156,0
5,5
1,7
Fonte: elaborazione Deigma su dati Ministero Interni ed ISTAT 2006
       

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